sabato 29 maggio 2010

Eiaculazione precoce: si può curare?

Sbagliando e finendo con il compromettere la propria vita sessuale e, alla lunga, anche il rapporto di coppia. Se, infatti, lui “va veloce”, lei non può inseguirlo in eterno.

Ma se l’uomo non vuole andare dal medico, i medici provano ad avvicinarsi al paziente. Ecco allora lo sforzo unificato di tre organi scientifici - Società Italiana di Andrologia (SIA), Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS) e Società Italiana di Urologia (SIU) - per dare l’opportunità ai maschi colpiti da eiaculazione precoce di rompere il ghiaccio e incontrare il medico.

Dal 24 al 26 maggio è possibile sottoporsi a visite mediche gratuite, garantite da oltre 450 medici specialisti in tutta Italia: per conoscere il centro più vicino e prenotarsi basta chiamare il numero verde 800933318 o visitare il sito internet dell’iniziativa (eiaculazioneprecocestop.it).

“Siamo in presenza di una condizione che richiede sempre l’intervento di un medico specialista” spiega il professor Vincenzo Mirone, Segretario Generale della SIU. Gli Epdays saranno anche l’occasione per una diagnosi corretta e una terapia adeguata, prescritta dall’andrologo, per tutti quegli uomini che pensando di risolvere l’eiaculazione precoce con il fai da te. Il 21%, infatti, usa il preservativo, l’11% o spray anestetici, il 10% si masturba prima del rapporto. L’8% fa uso della tecnica dello “start and stop” (una tecnica di stimolazione peniena da fare in coppia). “Si tratta di metodi che hanno tutti in comune l’obiettivo di aumentare il tempo prima dell’eiaculazione. Ma ciò che fanno non è in genere efficace” ricorda il professor Francesco Montorsi, Professore Ordinario di Urologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

E per chi ha già partecipato agli Epdays del 2009, l’invito è ancora più valido, come sottolinea Gentile: “Abbiamo ritenuto necessario replicare la Tre Giorni, per stimolare a tornare per una visita di controllo quanti avevano già partecipato alla prima edizione, consolidando così la loro relazione di cura con lo specialista”.

giovedì 6 maggio 2010

L'Eiaculazione precoce è ereditaria

Per decenni, si è creduto che l’eiaculazione precoce (che in Italia colpisce circa 4 milioni di uomini fra i 18 e i 70 anni, secondo le ultime stime della Società Italiana di Andrologia») fosse legata a disturbi di carattere psicologico, fra cui l’incapacità di lasciarsi andare e di rilassarsi con la partner. Studi più recenti hanno, invece, indicato come tale tipo di disfunzione sessuale possa essere talvolta anche ereditaria e, perciò, causata da un’anomalia genetica dovuta ad un difetto nel gene che controlla il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo cruciale all’interno del cervello, agendo anche sul piacere.

LO STUDIO - Un’equipe svedese e finlandese ha analizzato 1.300 uomini fra i 18 e i 45 anni, chiedendo loro la durata media di un singolo rapporto sessuale. Durante la ricerca è stato anche prelevato un campione di saliva da ognuno dei partecipanti al test, per stabilire eventuali difetti nel gene che trasporta la dopamina, ovvero il DAT1. Si è così scoperto che gli uomini che presentavano una forma differente di questo gene avevano più probabilità di soffrire di eiaculazione precoce rispetto a coloro che, invece, non presentavano alcuna anomalia. «Il risultato di questo studio – hanno spiegato gli scienziati sul «Journal of Sexual Medicine», ripreso dal londinese «Daily Mail» - indica che i farmaci che agiscono direttamente sui livelli di dopamina possono essere utili per questo tipo di disfunzione». Già negli anni Settanta si era notato come i farmaci a base di dopamina usati per curare il morbo di Parkinson avessero un effetto favorevole su alcuni pazienti, aumentandone la carica sessuale, e ora quest’ultimo studio pare avallare l’effettiva validità del rimedio farmacologico, peraltro confermata anche dalla sperimentazione condotta su 75 pazienti (45 italiani e 30 argentini) dal professor Ermanno Greco della Scuola di Endocrinologia dell’Università di Pisa, in collaborazione con il Dipartimento di Urologia dell’ospedale britannico di Buenos Aires e i cui risultati sono stati pubblicati sull’ «International Journal of Impotence». A questi uomini, tutti affetti da disturbi di eiaculazione precoce, è stato somministrato un composto che agisce regolando i livelli di dopamina e nel 52% dei casi si è riscontrato un aumento della latenza del riflesso eiaculatorio del 500%, mentre in un altro 23% l’aumento è stato del 200%. Effetti decisamente più duraturi rispetto ai farmaci finora usati e che agivano sulla serotonina, altro ormone la cui attività pare avere ripercussioni importanti sull’eiaculazione precoce, come evidenziato da un altro studio – questa volta dell’università di Utrecht - che ha analizzato 89 uomini, tutti affetti dallo stesso disturbo sessuale e nei quali la serotonina è risultata meno attiva.

VALIDITÀ DEI DATI - Resta, però, il sospetto che l’ultima ricerca sulla dopamina serva più che altro a preparare la strada al nuovo farmaco contro l’eiaculazione precoce. Ma il professor Furio Pirozzi Farina, direttore U.O. Dipartimentale di Urologia Andrologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari, rifiuta categoricamente tale insinuazione. «Una ricerca è sempre indipendente dal farmaco – ha precisato l'esperto - e non è possibile che sia funzionale al suo lancio, perché il farmaco deve avere un background scientifico. Casomai, l’azienda farmaceutica può fare riferimento allo studio in questione, per attestare la valenza del prodotto. Non ci vedo un peccato capitale in questo tipo di comportamento, perché al farmaco si richiede che funzioni. I link di interesse sono ovvi, com’è ovvio che un’azienda faccia riferimento ad uno studio in particolare, ma a titolo scientifico, non certo giornalistico».